Il Natale a Roma, come potete immaginare, richiama tradizioni antichissime che, incredibilmente, sopravvivono ancora oggi quasi intatte. Roma è la capitale della cristianità, residenza del Papa che ne è anche suo vescovo. Ma prima ancora di essere “solo” vescovo della città eterna, il Papa era anche il suo “Re”, per oltre 1.000 anni a partire dal 752 d.c., con la fondazione dello Stato Pontificio, per finire con la presa di Roma nel 1870 (La famosa breccia di porta Pia, a 2 minuti dal nostro Hotel Alpi).

Oltre un millennio di tradizioni fortemente improntate al cristianesimo – cattolicesimo si sono talmente radicate nei romani da essere ormai parte fondante della vita sociale e dello stesso senso di appartenenza che lega i cittadini di Roma alla propria città. Il Natale è una di queste tradizioni, e la Vigilia di Natale è rimasta nei secoli un evento familiare pressoché fondamentale.
Naturalmente la festa si celebrava a tavola con tutta la famiglia, con un menù particolare che partiva, e parte tuttora, dall’elemento principale della Vigilia: Il Pesce. Il 24 dicembre a Roma non si mangiano carni di animali “terrestri”, tradizione che ancora oggi si tramanda con un modo di dire incomprensibile al resto d’Italia, ovvero “Fare Vigilia”, e quindi evitare gli alimenti.

In realtà il divieto di mangiare “carni” affonda nelle tradizioni cattoliche ed era esteso a tutti i venerdì dell’anno e alla vigilia di Natale, un “atto di penitenza”. Questo divieto fu “furbescamente” aggirato introducendo nel menù la carne di pesce.

Ma cosa si mangiava (e si mangia ancora oggi) durante la cena della vigilia? Andiamo per ordine.

Si cominciava la mattina del 24 Dicembre con il “Cottio”, ovvero l’asta del pesce fresco che si svolgeva al Portico D’Ottavia, “Il Ghetto” ebraico della città. L’asta cominciava alle prime luci del giorno ed era una specie di grande festa dove ristoratori, famiglie agiate romane e negozianti andavano a comprare le materie prime per la cena. In seguito il Cottio fu spostato, per preservare i monumenti, per arrivare ai mercati generali di via Ostiense, dove si conservò la tradizione fino a pochi decenni or sono.

Natale a Roma

La sera si cominciava con gli antipasti: Olive, pescetti marinati e anguille di Comacchio.

anguilla_marinata_large
Si continuava con un piatto tipico della tradizione romana, ovvero la pasta col tonno (oppure Brodo di Arzilla o Spaghetti alle Vongole).
Per seguire si trovava del Baccalà in umido con pinoli e zibibbo assieme ai fritti di carciofi, broccoli e mele renette, tutto rigorosamente in pastella.
Per seguire c’erano i dolci tipici della tradizione romana, il Torrone e il PanGiallo.
Pangiallo_romano

Un menù interessante per essere, secondo la tradizione cattolica, “la cena di magro”.

Dopo la cena si andava tutti a messa per celebrare l’avvento del Signore, particolarmente importante era la messa che si svolgeva (e si svolge) a Santa Maria Maggiore, a due passi dal nostro Hotel Alpi.
Naturalmente le cene più prestigiose si svolgevano dentro le case di nobili, famiglie abbienti e.. il clero, come ci ricorda in questo sonetto Giuseppe Gioacchino Belli:

Ustacchio, la viggija de Natale
tu mmettete de guardia sur portone
de quarche mmonziggnore o ccardinale,
e vvederai entrà sta priscissione.
Mo entra una cassetta de torrone,
mo entra un barilozzo de caviale,
mo er porco, mo er pollastro, mo er cappone,
e mmo er fiasco de vino padronale.
Poi entra er gallinaccio, poi l’abbacchio,
l’oliva dorce, er pesce de Fojjano,
l’ojjo, er tonno, e l’inguilla de Comacchio.
Inzomma, inzino a nnotte, a mmano a mmano,
tu llí tt’accorgerai, padron Ustacchio,
cuant’è ddivoto er popolo romano.
G.Belli

E i Regali? A Roma i regali si scambiavano il 6 Gennaio, festa dell’epifania, o meglio ancora: Alla Befana. L’usanza dei regali di Babbo Natale è arrivata dopo la seconda guerra mondiale, importata da tradizioni di altri paesi. Il 6 gennaio, giorno dell’epifania (dal greco ἐπιφαίνω, mi rendo manifesto), è il giorno in cui tradizionalmente i Magi raggiungono il nuovo nato, Gesù, per portargli in dono Oro, Incenso e Mirra. Il termine “befana” è in realtà una storpiatura dialettale della parola “epifania”.

“Oltre a li ggiocarelli, a questi, s’aùsa a ffaje trovà a ppennolone a la cappa der camino du’ carzette, una piena de pastarelle, di fichi secchi, mosciarèlle, e un portogallo e ‘na pigna indorati e inargentati; e un’antra carzétta piena de cennere e ccarbone pe’ tutte le vorte che sso’ stati cattivi” – Giggi Zanazzo
(Oltre ai giochini, per i bimbi, si usa lasciare appesi alla cappa del camino due Calze, una piena di paste, fichi secchi, castagne essiccate, un cavallino e una pigna dorati e argentati; E un’alta calza contenente cenere e carbone per tutte le volte che sono stati cattivi).

Si diceva che la Befana abitasse in un vicolo vicino a piazza Sant’Eustachio, tra il Pantheon e Piazza Navona dove si svolgevano delle feste durante la ricorrenza dell’Epifania. C’erano botteghe che vendevano merci e negozi di dolci vari. Questa tradizione si è spostata di pochi metri e ora si organizza a Piazza Navona durante tutto il periodo di Natale.
Navona

Se siete curiosi di vivere le atmosfere millenarie di Roma e del suo Natale vi aspettiamo al nostro Hotel Alpi. Vi consiglieremo con cura le visite e le esperienze da vivere per trascorrere, anche voi, un natale da romano.

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